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Parrocchia Cattedrale San Lorenzo Martire – Tivoli

Parrocchia Cattedrale San Lorenzo Martire – Tivoli

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“Dispersit, dedit pauperibus”. San Lorenzo: i poveri, la carità, la speranza. Un pellegrinaggio virtuale alla tomba del Martire a cura della Parrocchia del Duomo di Tivoli, in occasione dei festeggiamenti laurenziani del 2025.

Posted on 7 Agosto 20257 Agosto 2025 By Parrocchia Cattedrale San Lorenzo Martire - Tivoli

Quest’anno il Giubileo ordinario della Chiesa cattolica coincide con un importante anniversario, i 1800 anni dalla nascita di San Lorenzo, uno dei martiri più conosciuti e venerati nel mondo. A lui è dedicata da secoli la Cattedrale di Tivoli a motivo degli stretti legami tra la sede papale e il territorio ecclesiastico tiburtino, che con ogni probabilità nel III secolo era amministrato proprio da Lorenzo, arcidiacono della Chiesa di Roma e uno dei più stretti collaboratori di Papa Sisto II. Quando si scatenò la persecuzione di Valeriano, una delle più feroci della storia, messa in atto al solo scopo di sterminare i “vertici” della Chiesa (vescovi, sacerdoti e diaconi), Lorenzo assistette all’uccisione del Papa, il 7 agosto dell’anno 258 e, tre giorni dopo, andò anch’egli al patibolo dopo una straordinaria dimostrazione di fedeltà al ruolo che ricopriva, quello di amministratore delle opere di carità in favore dei poveri di Roma.

In questo articolo faremo un “virtuale” pellegrinaggio dal Duomo di Tivoli a Roma, nel luogo in cui fu sepolto il corpo del martire. È la Basilica Patriarcale di San Lorenzo fuori le Mura, nella zona del Verano, dove tra l’altro ha inizio la via Tiburtina. Si tratta di un edificio antico, in stile prevalentemente romanico, eretto sin dall’alto Medioevo e sistemato nella forma attuale da Papa Pio IX, colmo di preziose opere artistiche. Sarà occasione per lasciarci sollecitare dall’amore evangelico che san Lorenzo ha testimoniato nella sua vita e anche invito a compiere fisicamente il pellegrinaggio alla sua tomba in questo anno giubilare. Questo articolo è accompagnato da un contenuto video.

1. P. Locatelli, Sepoltura di San Lorenzo (1680 ca.), Duomo di Tivoli.

Ci lasciamo guidare dal dipinto di Pietro Locatelli (1), datato al 1680 circa, posto nella cappella del Tabernacolo del Duomo di Tivoli, sulla parete destra per chi entra, che immagina il trasporto del corpo esanime di Lorenzo dopo il supplizio, presso un luogo dove poi sarà appunto edificata la Basilica in suo onore al Verano. Una rappresentazione barocca che indulge ad una sorta di “pietà” laurenziana, con un terzetto di personaggi che sostengono il corpo incurvato e livido del martire, al quale sono state strappate le vesti diaconali, ridotte a lunghi brandelli. Tra di essi possiamo riconoscere alcuni personaggi della leggenda. Un uomo parzialmente svestito con un panneggio rosso, sant’Ippolito, il soldato romano convertito precedentemente da Lorenzo. Santa Ciriaca, la matrona romana che mise a disposizione il terreno delle sepoltura in Agro Verano. Un vecchio, forse San Crescenzione, guarito miracolosamente dalla sua cecità. Infine un sacerdote, San Giustino, che guida il corteo funebre e che verrà martirizzato alcuni giorno dopo Lorenzo. Due bambini reggono delle candele accese, uno di loro si volta verso la graticola che è stata strumento dell’uccisione, mentre gruppi di persone seguono la scena che si svolge appunto in aperta campagna, fuori delle mura turrite dell’Urbe che si intravedono in lontananza. Iniziare dalla cappella del Tabernacolo non è un aspetto secondario per questo pellegrinaggio, virtuale e magari anche fisico. Significa partire dal vero centro di attrazione del cristiano, Gesù eucarestia, e quindi mettersi in cammino nel mondo.

Ci spostiamo quindi dalla cappella del Duomo tiburtino alla maestosa Basilica del Verano (2), dove ad accogliere il visitatore è un grande e trafficato piazzale con una colonna di granito rosso sulla quale è posta la statua di bronzo di San Lorenzo (3), opera voluta da Pio IX nel 1865 (il pontefice ha la sua tomba in una splendida cripta all’interno della Basilica).

2. La Patriarcale Basilica di San Lorenzo fuori le Mura al Verano, Roma
3. Statua bronzea di San Lorenzo eretta da Pio IX nel 1865

Percorriamo l’atrio della Basilica (XIII secolo), bombardato nel 1943 e ricostruito nell’immediato dopoguerra grazie soprattutto all’opera di Alcide De Gasperi, la cui tomba è proprio qui, nella parete sinistra. Ciò che desta stupore è lo splendido ciclo di dipinti duecenteschi di scuola romano-bizantina, che raffigurano numerosissimi episodi della vita dei santi di cui la Basilica fa memoria, San Lorenzo e Santo Stefano, il cui corpo è tumulato all’interno della Basilica in un sarcofago appaiato a quello di Lorenzo nella cripta della Confessione, a sottolineare lo stretto legame nella carità dei due giovani diaconi. Tra le numerose raffigurazioni, come dei fotogrammi di una lunga pellicola, ci colpisce quella che rappresenta Lorenzo nell’atto di donare delle monete ai poveri (4), famoso episodio della sua passio. I tesori della Chiesa, oggetto delle brame dell’imperatore, dovevano essere consegnati da Lorenzo per avere salva la vita. Il diacono non esitò invece a donare tutto ai poveri, i veri tesori, perché immagine di Cristo che si è fatto povero per noi. Lo stuolo di ultimi, zoppi, vedove, orfani e miseri che egli presentò a Valeriano fu l’affronto che lo portò al martirio.

4. San Lorenzo dona i tesori della Chiesa ai poveri. Portico della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, affresco romano-bizantino del XIII secolo.

Entriamo nella Basilica (5). L’impatto è quello di una grandiosa chiesa romanica, austera, avvolta dalla penombra. Risaltano i massicci marmi delle colonne, dell’ambone in stile cosmatesco e quelli in bassorilievo di un sarcofago di epoca romana. La chiesa deriva in realtà dall’unione di due “Basiliche”, quella antichissima voluta da Papa Pelagio nel 578 e che corrisponde alla zona rialzata dell’altare, e quella edificata nel XIII secolo per ampliarne la portata, corrispondente alla navata centrale più le due laterali.

5. Interno della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, navata centrale.

Prima di scendere nella cripta della Confessione, ci spostiamo verso l’altare maggiore della Basilica pelagiana, sormontato da uno splendido arco trionfale con mosaici originali del VII secolo (6). Al centro è raffigurato il Cristo pantocratore seduto su un globo azzurro, affiancato dai santi Pietro e Paolo. All’estrema sinistra, San Lorenzo abbraccia Papa Pelagio che offre al martire il modellino della Basilica. Il martire tiene un libro sul quale si leggono le parole latine “Dispersit, dedit pauperibus”, tratte dal salmo 112 (111), il celebre Beatus vir: “Egli dona largamente ai poveri”, riferito al giusto che vive l’amore per il prossimo originante dalla misericordia di Dio per tutti gli uomini (7).

6. Arco trionfale della Basilica pelagiana, VII secolo.
7. Arco trionfale, dettaglio con la raffigurazione del Cristo pantocratore tra i santi Pietro e Paolo, patroni di Roma. A sinistra, Papa Pelagio con San Lorenzo che mostra il salmo 112 (111): “Egli dona largamente ai poveri”.

Scendiamo finalmente nella Cappella della Confessione, la cripta (8–9) che, dopo una cancellata in ferro battuto, ci immerge in un clima di preghiera e di venerazione. Circondata da quattro colonne verdi e da una fitta grata, è posta l’arca funebre dove riposa il corpo di San Lorenzo, il grande martire che fu avvolto dal fuoco della carità divina. L’ambiente è disadorno e arcaico, illuminato da alcune lanterne pensili. I sarcofagi ospitano anche i corpi di Santo Stefano protomartire e San Giustino presbitero, lo stesso che abbiamo incontrato nel dipinto del Duomo di Tivoli. Il pellegrinaggio termina in ginocchio, nel luogo più sacro, memoria di tre vite consumate dalla fede, speranza di un mondo che non si rassegna al male quotidiano, ma che rinasce, restaurato dall’amore di Cristo.

(A. Marguccio)

8. Cripta della Basilica con le tombe di San Lorenzo, Santo Stefano e San Giustino presbitero.
9. Arca funebre della cripta.
Arte e Catechesi, Notizie

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