
Il 17 luglio si celebra in Cattedrale San Generoso martire, antico compatrono di Tivoli, il cui corpo rivestito di abiti militari riposa all’interno dell’altare maggiore del Duomo come voto di ringraziamento in seguito al terremoto del 1703. La tradizione colloca gli eventi nel 435, all’epoca di Genserico, re dei Vandali, che nel corso della sua irruzione in Italia centrale avrebbe fatto uccidere un prode guerriero tiburtino, Generoso appunto, e il servo di nome Maiorio. Entrambi i santi sono raffigurati sulla parete absidale (primo riquadro a sinistra) nell’ambito del ciclo di dipinti commissionati da Papa Pio VII a inizio Ottocento. Tuttavia la tradizione antica è stata recentemente messa in discussione da alcuni storici locali. Nel 1927 mons. Giuseppe Cascioli ha suggerito di identificare Generoso con il Vescovo ucciso dai Goti un secolo dopo, nel 545 (G. Cascioli, Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli dalla sua origine ai nostri giorni, vol. I, Tivoli 1927). Anche se non si hanno prove storiche a tal riguardo, si propende oggi per questa seconda ipotesi.
Il 18 luglio viene celebrata la memoria di Santa Sinforosa e dei sette figli: Crescente, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Statteo ed Eugenio. Le vicende della martire si legano alla costruzione della villa in territorio tiburtino da parte dell’imperatore Adriano e all’opposizione del sacerdoti deputati al culto di Ercole vincitore, preponderante a Tivoli in tutta l’età classica fino alla tarda antichità. La passio leggendaria ricorda come la martire, invitata ad abiurare la fede, fu condotta nel santuario di Ercole e lì sottoposta a tortura prima di subire la morte per annegamento nel fiume Aniene. L’episodio è ricordato sulla parete absidale (secondo riquadro a sinistra). A Santa Sinforosa viene associata anche la figura dello sposo San Getulio, anch’egli solidale nel martirio assieme ad altri tre compagni originari dell’antica Gabii (Zagarolo).

