Signor Sindaco, illustri autorità, carissimi fratelli e sorelle, al termine di questo rito tanto caro al popolo tiburtino, il mio cuore, certo di interpretare i vostri pensieri, desidera anzitutto elevare al Signore un rendimento di grazie.
Grazie per questa Chiesa di Tivoli, che da secoli custodisce con fede il dono del Vangelo; grazie per le confraternite, i portatori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, le autorità civili e militari, i volontari e tutti coloro che, con generosa dedizione, hanno reso possibile anche quest’anno questa celebrazione.
Ma soprattutto grazie per voi, per voi che siete il popolo santo di Dio, che continua a riconoscere nelle proprie tradizioni non un semplice patrimonio culturale, ma una via attraverso la quale il Signore continua a parlare al cuore dei suoi figli.
L’Inchinata non appartiene soltanto alla memoria della nostra città. Essa appartiene alla memoria della fede. Da generazioni il popolo tiburtino si raccoglie per contemplare questo gesto, semplice e insieme solenne, nel quale la pietà popolare ha saputo esprimere con straordinaria efficacia una profonda verità teologica.
L’incontro tra il Figlio glorioso e la Madre Assunta non è una rappresentazione: è la proclamazione, attraverso il linguaggio dei segni, del destino che Dio prepara all’umanità redenta. Che Dio prepara a noi, che grazie al Battesimo che abbiamo ricevuto, siamo Suoi figli destinati all’eternità!
Per questo la Chiesa custodisce con tanta cura le autentiche espressioni della pietà popolare. Esse nascono dalla fede della Chiesa e ad essa conducono; sono Vangelo tradotto nei gesti, nella memoria di un popolo, nella bellezza di una tradizione che continua a generare fede quando rimane saldamente ancorata al mistero di Cristo.
Questa sera risuonano nel nostro cuore le parole della preghiera sacerdotale di Gesù: «Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria … perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,24-26).
È una delle rare volte in cui il Vangelo ci permette di ascoltare ciò che il Figlio dice al Padre nell’intimità del loro amore eterno. E ciò che più sorprende è che, al centro di questa preghiera, ci siamo noi. Cristo non domanda anzitutto successo, potere o sicurezza per i suoi discepoli. Egli chiede che essi siano con Lui. Chiede la comunione. Chiede che l’umanità partecipi della vita stessa di Dio.
L’Assunzione della Beata Vergine Maria è la prima, luminosa risposta del Padre a questa preghiera del Figlio.
In Maria contempliamo ciò che la Chiesa è chiamata a diventare. Il Concilio Vaticano II insegna che la Vergine è «segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio pellegrinante». La sua Assunzione non la separa dalla nostra storia; al contrario, la rende ancora più vicina al cammino della Chiesa. Là dove è giunta la Madre, siamo chiamati ad arrivare anche noi, se rimarremo fedeli al Vangelo del suo Figlio.
Per questo l’Inchinata acquista un significato ancora più profondo. L’inchino della Madre davanti al Figlio, che tra poco rivedremo, non è soltanto un gesto di venerazione: è il linguaggio dell’umiltà che viene esaltata, dell’obbedienza che diventa gloria, del Magnificat che trova il suo compimento definitivo. E il Figlio glorioso che accoglie la Madre inchinandosi a sua volta anche lui davanti a Lei, manifesta il compimento della promessa: «Dove sono io, là sarà anche chi mi segue».
Questa è la speranza cristiana. Non una speranza che fugge dalla storia, ma una speranza che la trasfigura. Il cielo non ci allontana dalla terra: ci insegna ad abitarla secondo il cuore di Dio.
In un tempo in cui tanti uomini e donne rischiano di smarrire il senso della vita, di cedere allo scoraggiamento o di vivere come se Dio non esistesse, Maria Assunta ci ricorda che la meta dell’esistenza umana non è il nulla, ma la comunione eterna con il Padre, nel Figlio, per opera dello Spirito Santo.
Ecco perché la nostra devozione non può esaurirsi nell’emozione di una sera, per quanto intensa e commovente. Se questa celebrazione non ci rendesse più credenti, più uniti, più misericordiosi, più attenti ai poveri, più capaci di perdono, più capaci di accettare il costo dell’amore e della fedeltà, se non ci rendesse più impegnati nell’educazione dei ragazzi e dei giovani, tradiremmo il significato stesso della festa. Le tradizioni vivono quando generano santità; diversamente, diventano soltanto memoria.
Cari amici, custodite questo patrimonio prezioso. Trasmettetelo ai vostri figli e nipoti non soltanto con la fedeltà ai riti, ma con la testimonianza della vita cristiana. Fate in modo che chi verrà dopo di noi possa riconoscere che questa città non ha conservato soltanto una bella tradizione, ma una fede viva, capace di plasmare la cultura, le famiglie e la convivenza civile che ultimamente vediamo minacciata da episodi di violenza o bullismo che si sono avuti anche in questa piazza.
Affidiamo questa sera alla Vergine Assunta la nostra Diocesi di Tivoli e di Palestrina, il suo cammino di comunione, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le famiglie, i bambini, i giovani, gli anziani, gli ammalati e quanti vivono il peso della sofferenza. Affidiamo a lei quanti cercano lavoro, quanti sono lontani dalla fede, quanti sono provati dalla guerra e dalla violenza.
Maria, Madre della Chiesa, continui ad accompagnare questo popolo come ha fatto lungo i secoli.
E mentre le luci della festa lentamente si spegneranno, non si spenga nei nostri cuori la luce del Vangelo. Portiamo con noi la certezza che Cristo continua a pregare per noi e che la sua preghiera non rimane senza risposta. L’Assunta ci precede come primizia della Chiesa gloriosa e ci indica la meta del nostro pellegrinaggio.
Con gli occhi rivolti a Maria e il cuore fisso in Cristo, riprendiamo il cammino. La speranza non delude, perché il Signore mantiene sempre le sue promesse.
Santa Maria Assunta, Madre di Dio e Madre della Chiesa, veglia su Tivoli, custodisci la sua fede, sostieni il suo cammino e conduci tutti noi alla gioia della contemplazione eterna del volto del tuo Figlio.
Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina
Da www.diocesitivoliepalestrina.it

